Sono venuta a conoscenza del lavoro di Maria Grazia Silvestri agli inizi di Marzo 2012, per l'esattezza in occasione della Festa della Donna, a Firenze.
L'Assessore delle Pari Opportunita' in carica, Cristina Giachi, trasmetteva in anteprima mondiale il
videodocumentario "Islam/Women Emancipation Via Sport" di questa film maker alle Murate ed il medesimo eratrasmesso anche alle Nazioni Unite a NY nello stesso giorno.
Questo lavoro, quindi, si poneva alla mia attenzione come prodotto culturale di spessore gia' dalla sua veste accompagnatoria.
I fatti non hanno smentito tali premesse quando ne ho avuta una visione diretta, al di la' se il
videodocumentario sposi un punto di vista condivisibile o meno da tutti (se lo sport, cioe', sia
diventato di fatto un reale strumento di
emancipazione per molte donne islamiche); cio' che a mio parere risulta assolutamente autoevidente
e di gran rilievo nell'idea della talentuosa regista-reporter e' l'attenzione posta proprio sulla realta'
dello sport come indicatore sociologico da indagare.
Lo sport e' una realta' che esiste da sempre, con accenti piu' o meno marcati e caratteristici, in tutte
le culture del mondo; anche in ambito di fede e di tradizione, pero', la variabile sport scopriamo
assumere importanza sostanziale.
Maria Grazia Silvestri riesce a far parlare di Islam partendo dall'indicatore sportivo, e lo fa
attribuendo all'elemento indagato un ruolo di mezzo, non solo di fine,  per trattare la religione e la
tradizione religiosa.
Si disvelano cosi' all'osservatore di turno in progress tante ipotesi mentali connotative di mondi
storici, religiosi, mitologici, narrativi, politici...mondi vissuti in reminiscenze di libri incontrati a
scuola oppure in riferimenti precisi
sull'attualita' che spiriti attenti in ascolto non possono fare a meno di toccare.
Il ritmo di questo videodocumentario e' di quelli che tiene alta la soglia di attenzione, mentre la
fotografia e il relativo taglio di narrazione scelti suggeriscono un grande talento della regista.
Il montaggio degli ingredienti e' ben dosato anche nella versione ridotta: dalla spontaneita' che si
intuisce dai
dialoghi delle donne protagoniste - lasciate parlare senza schemi indotti dall'intervistatrice - alla
fluidita' di scorrimento visivo, alla correttezza narrativa che vuole indagare liberamente e non
imporre.
"Islam/Women Emancipation Via Sport" e' una piccola perla, che personalmente mi auguro possa
essere ammirata non solo dagli addetti ai lavori.

 

[ Lisa Bernardini ] - Presidente Occhio dell'Arte
occhiodellarte.org

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